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Il “Klimaparkplatz”

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Innovazione o placebo?

MARIO KREMLING

Due sono le questioni fondamentali che emergono nel dibattito sulle misure per la protezione del clima. Da un lato, un uso più efficiente dell’energia è visto come il fattore chiave per raggiungere gli obiettivi globali di miglioramento climatico. Questi obiettivi includono minori consumi, maggiore efficienza nei processi di conversione energetica ed un maggior ricorso all’uso di energie rinnovabili. Con queste misure si punta a ridurre le emissioni di  COe altri gas serra, limitando così la loro concentrazione a lungo termine nell’atmosfera terrestre.
In secondo luogo vengono concepite, analizzate e messe in campo strategie di adattamento ai cambiamenti climatici già in corso ed a quelli attesi a medio termine. Oltre alle misure di prevenzione, le strategie di adattamento al clima sono considerate essenziali per consentire alle persone di mantenere il proprio stile di vita negli attuali sistemi economici e sociali, anche in presenza di un progressivo cambiamento climatico.

A causa dell’incidenza relativamente elevata del trasporto privato su gomma sul totale delle emissioni di CO2,  sia le strategie di prevenzione che quelle di adattamento riguardano il controllo e la riduzione degli impatti del traffico veicolare. In tal senso, le strategie di riduzione della quota di emissioni legata al trasporto privato,  si basano su concetti quali: l’espansione dei servizi di trasporto pubblico, orientati da uno studio accurato della domanda; lo sviluppo della rete di elettrificazione del TPL per renderlo  “carbon-free”; l’integrazione del trasporto pubblico e privato, in un concetto di mobilità globale. Tuttavia, quale che sia lo sforzo volto a rafforzare forme di trasporto “carbon-efficient”, avremo sempre a che fare con una quota, anche significativa, di trasporto privato motorizzato. Nel riconoscere questo aspetto, il Governo Tedesco ha proclamato il 2020 “Anno della mobilità elettrica”, varando vari programmi di incentivazione per lo sviluppo – e l’acquisto –  di una più ampia gamma di modelli di auto elettriche. Se si accetta che la mobilità individuale su gomma continuerà a rivestire un ruolo centrale nella vita della maggior parte delle persone al di fuori delle aree metropolitane, è necessario affrontare due criticità principali.

Da un lato, è indispensabile accompagnare l’elettrificazione della flotta di autovetture private in circolazione attraverso l’espansione di una rete di ricarica efficace ed efficiente. Questo è l’unico modo per aumentare il potenziale di decarbonizzazione conseguente alla scelta dell’elettrificazione automobilistica.
In secondo luogo, è  necessario integrare nelle strategie di salvaguardia del clima la soluzione dei problemi correlati all’uso del mezzo privato, includendo i servizi di car sharing, che permettono di ridurre sensibilmente il numero di veicoli senza incidere sulla disponibilità (almeno teoricamente).

Si tratta di una strategia di prevenzione che tiene conto in particolare del dispendio energetico legato alla produzione automobilistica. Ciò che è mancato finora sono dei “concept” convincenti per le aree di sosta dei veicoli che vadano oltre le desolanti superfici di cemento, tipiche dei parcheggi di un qualunque supermercato. Dalla combinazione tra le carenze rilevate e la localizzazione delle potenziali nuove aree di sosta è nata l’idea del Klimaparkplatz (ovvero, un parcheggio ripensato in un’ottica eco-compatibile).

Può davvero un parcheggio generare benefici per il clima? Difficilmente.

Se si parte dall’esempio del parcheggio dei supermercati, si evidenziano immediatamente le consuete criticità. Un elevato grado di impermeabilizzazione delle superfici provoca l’accumulo delle acque meteoriche nei sistemi fognanti. Inoltre, queste superfici si riscaldano enormemente, tendono a sviluppare polvere nel lunghi periodi caldi e sono generalmente un ambiente ostile alla vita. Per motivi di costo, l’intera area dovrebbe essere in grado di funzionare il più possibile come parcheggio per auto. Tutte queste criticità tendono a diventare sempre più dirompenti a causa dell’incremento delle temperature medie estive, o in seguito all’insorgere sempre più frequente di eventi climatici estremi (periodi di siccità alternati a precipitazioni torrenziali), alla perdita generale di vegetazione arborea (a causa di siccità, incendi boschivi, danni da tempesta) ed al problema dell’inquinamento atmosferico. Questi fenomeni sono associati al cambiamento climatico, ma non possono essere risolti ricorrendo esclusivamente a strategie di riduzione

delle emissioni di CO2 a breve e medio termine. È qui che entra in gioco il concetto di Klimaparkplatz come strumento che favorisce la resilienza ai cambiamenti climatici. Alla base dell’idea progettuale c’è la regola “un albero ogni tre posti auto” che viene presa in considerazione fin dalla fase iniziale di pianificazione urbanistica nella definizione degli schemi di parcheggio urbani.

L’attuazione di questo modello di base, se da un lato consente la trasformazione in senso ecologico delle aree di parcheggio monofunzionali ri-convertendole in “siti di vegetazione combinati”, dall’altro inevitabilmente tende ad aumentare il consumo lordo di terreno. Tuttavia, se si ragiona in termini di mobilità integrata e sostenibile, considerando le nuove aree di parcheggio come hub dedicati al car-sharing, come nodi di scambio modale con la rete di trasporto pubblico (ad esempio, Park&Ride) e con la rete della mobilità ciclo-pedonale (integrando ad esempio stalli riservati alle biciclette o e-bike) è possibile ridurre il numero di posti auto destinati all’uso privato e di conseguenza il consumo totale di suolo.

Da un punto di vista costruttivo, è importante sfruttare il potenziale di metodi e materiali di costruzione quanto più possibile “ecologici”. In tal senso, evitando un’eccessiva impermeabilizzazione delle aree di progetto, è possibile sfruttare il processo di infiltrazione delle precipitazioni per l’approvvigionamento idrico della vegetazione arborea e per alimentare il sistema di acque sotterranee. Si può inoltre prevedere la captazione delle acque meteoriche per l’uso irriguo oppure il ricorso ad infiltrazioni ritardate. Tenendo conto delle normative edilizie locali o dei requisiti di conservazione dei beni storico-artistici, può anche essere efficace a tal proposito prevedere il riutilizzo di materiali di recupero disponibili a livello regionale (ad esempio vecchie pavimentazioni in granito), che possono così rientrare nel ciclo produttivo come “materiale da costruzione riciclato”.

Quanto alla parte impiantistica, bisogna considerare in particolare le opportunità offerte dalla e-mobility. Oltre alle stazioni di ricarica per le auto elettriche, devono essere predisposti sistemi per la ricarica in sicurezza delle bici elettriche (ad esempio sotto forma di armadietti con connessione alla rete elettrica) e per la generazione in loco di elettricità attraverso l’installazione di pannelli fotovoltaici,

opportunamente alloggiati sulle pensiline che coprono gli stalli delle biciclette, fungendo allo stesso tempo da sistemi di ombreggiamento. L’accumulo di energia fotovoltaica può altresì fungere da riserva di elettricità per l’illuminazione notturna.

In sintesi, grazie ad un concetto alternativo di progettazione, il modello Klimaparkplatz ambisce a garantire un funzionamento “naturale” del terreno occupato, così come avverrebbe per uno spazio libero della stessa dimensione (ad esempio, un’area archeologica). Questo obiettivo ambizioso viene raggiunto da un lato attraverso la progettazione di superfici libere con un alto indice di aree a verde, dall’altro con l’installazione di funzioni aggiuntive che aiutano a ridurre gli effetti negativi del traffico convenzionale. Il Klimaparkplatz è dunque un concept che aiuta a perseguire una strategia di adattamento climatico all’interno di in un contesto urbano e la integra attraverso elementi progettuali che mirano alla riduzione della CO2.
Quindi tutt’altro che un placebo, ma una combinazione intelligente di opportunità e potenzialità per la mobilità sostenibile del prossimo futuro.

Mario Kremling – Nato nel 1974 a Quedlinburg (Germania) Laureato in Geografia, con PhD “Percorsi di Sviluppo delle città medie” (2010). Vanta esperienza nel campo delle analisi scientifiche e consulenze specialistiche principalmente nei settori della pianificazione urbanistica e regionale, demografia, sviluppo economico regionale,

ideazione e ed elaborazione di modelli procedurali per processi di dichiarazione di missione, sviluppo di progetti integrati di gestione energetica per interi quartieri. Dal 2019 è Responsabile del dipartimento “Città e Regioni” presso seecon Ingenieure GmbH oltre che Project manager per le attività di rinnovamento energetico.

NEXT PROJECT
Parola d’ordine: sostenibilità