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Mogadishu Trunk Drainage

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Un intervento strategico per migliorare la resilienza idraulica della città

Negli ultimi anni la Somalia sta avviando un percorso di ricostruzione e rafforzamento delle proprie infrastrutture, dopo decenni segnati da instabilità e conflitti facenti seguito principalmente alla guerra civile del 1991 di cui la città di Mogadiscio conserva ancora segni ben evidenti.

In questo contesto complesso ma ricco di potenzialità, il progetto denominato Mogadishu Trunk Drainage rappresenta un intervento strategico per migliorare in modo strutturale la resilienza idraulica della città, una metropoli di circa tre milioni di abitanti soggetta a ricorrenti allagamenti in quanto dotata di infrastrutture di drenaggio obsolete (risalenti alla colonizzazione italiana), non correttamente manutentate negli anni o addirittura mancanti per la parte di più recente sviluppo. Si tratta di un contributo concreto allo sviluppo del territorio, nel quale sono state messe a disposizione competenze tecniche, soluzioni sostenibili e un approccio orientato alla resilienza e alla crescita di lungo periodo.

 

 

 

Mappa

Finanziato dalla World Bank e commissionato da UNOPS a favore della Banaadir Regional Administration (BRA) nell’ambito del progetto di investimento denominato SURP-II (Nagaad Project – Somalia Urban Resilience Project Phase Two), la progettazione coinvolge un partenariato tecnico internazionale composto da Hydro Nova, NET Engineering e DESCON Architecture and Engineering Consultants, con l’obiettivo di progettare una rete moderna, efficiente e sostenibile di drenaggio urbano.

In generale, il progetto prevede la costruzione di una serie di collettori principali di rilevanti dimensioni (fino a sei metri di larghezza per quattro di altezza interne) collocati lungo le strade cittadine; la rete è suddivisa in otto diverse “main trunkline” (tra cui anche il drenaggio della zona dell’aeroporto Aden Adde International Airport, AAIA) per uno sviluppo di circa 45 km, di cui 4 km in micro-tunneling di diametro interno di tre metri.

Il progetto è sviluppato a livello di Feasibility Study, Preliminary Design e Detailed Design, a partire da un Master Plan redatto nel 2018 da UNOPS, del quale sono stati ripercorsi i tracciati originariamente ipotizzati, andandolo ad approfondire mediante un rilievo topografico di dettaglio e un rilievo batimetrico del fondale oceanico nei pressi delle zone in cui sono previsti gli scarichi. Dal punto di vista tecnico, il progetto è estremamente sfidante: realizzazione di collettori di rilevanti dimensioni lungo strade circondate da una importante edificazione che vincolano pesantemente gli scavi e che richiedono l’uso mirato di tecnologie di scavo tradizionali e specialistiche come il micro-tunneling, condizioni geologiche complesse a causa dell’alternanza di sabbie sciolte e strati di arenaria e calcari intensamente fratturati, che richiedono soluzioni diversificate per il sostegno provvisorio degli scavi come palancole in acciaio, pali secanti o contigui, gestione delle acque di falda mediante pompaggi e tappo di fondo in jet-grouting nei pressi della costa.

Un aspetto importante ha riguardato l’utilizzo della tecnologia del micro-tunneling, necessario per superare una zona a maggior quota che corre

 

parallelamente alla costa che non permette di posare le canalizzazioni con scavo aperto a causa delle rilevanti profondità necessarie.

Tale tecnologia consiste nell’esecuzione di uno scavo meccanizzato a sezione piena mediante l’utilizzo di una fresa scudata (Micro-Tunnel Boring Machine – MTBM), manovrata in remoto da una postazione di controllo in superficie, permettendo di avanzare nel sottosuolo con estrema precisione senza la necessità di personale all’interno del tunnel.

Il cuore dell’operazione risiede in un sistema di martinetti idraulici posizionati all’interno di un apposito pozzo di spinta. I martinetti spingono dapprima in avanti la MTBM e successivamente, per spezzoni di condotta successivi, il treno di tubi.

Durante l’avanzamento, i detriti scavati vengono trattati con una miscela d’acqua e fanghi bentonitici per essere poi trasportati in superficie attraverso un circuito idraulico chiuso. In superficie, la bentonite è separata dalla restante frazione granulometrica in un impianto di trattamento, in modo da permetterne il riutilizzo.

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Un aspetto fondamentale della tecnologia consiste nel superare le significative forze di attrito che si sviluppano tra tubazioni e terreno circostante.

L’attrito è dapprima ridotto tramite l’iniezione di una soluzione a base di bentonite all’estradosso della condotta con funzione di lubrificante, ciò che permette di aumentare la lunghezza di una tratta a partire da un singolo pozzo di spinta.

Quando la forza necessaria a superare la resistenza dovuta all’attrito diviene maggiore della massima spinta erogabile dai martinetti vengono introdotte, lungo il treno di tubi, delle stazioni di spinta intermedie note come “interjack stations”.

Queste stazioni sono costituite da speciali giunti telescopici dotati di martinetti idraulici propri, che permettono di frazionare la spinta totale necessaria lungo l’intero tracciato.

In questo modo, ogni sezione del treno di tubi viene spinta in modo indipendente dalla stazione che la precede, riducendo drasticamente il carico di compressione sulla singola tubazione e sulla stazione di spinta principale situata nel pozzo di partenza.

 

L’impiego combinato della lubrificazione bentonitica e delle stazioni intermedie ha reso possibile il superamento delle zone a maggior copertura, consentendo di coprire lunghe distanze in un’unica soluzione di continuità.

Altro aspetto fondamentale è il controllo dei cedimenti indotti in superficie dallo scavo. La limitazione delle deformazioni è ottenuta tramite l’applicazione di una contropressione al fronte di scavo tramite fango bentonitico in pressione. Tale contropressione è dimensionata per contrastare la spinta del terreno e l’eventuale spinta idraulica.

Un’ulteriore sfida è legata alla difficoltà di spostamento in una città di tali dimensioni e in cui persistono problemi legati alla sicurezza, soprattutto per i non residenti. Fondamentale risulta quindi il ricorso a partner tecnici locali che sappiano come interagire con il territorio e con le autorità preposte. A questo si aggiunge l’esigenza del Cliente di rendere Mogadiscio una città moderna, integrando quindi criteri di sostenibilità, valutazioni ambientali, e possibili Nature-Based Solutions (NBS): tali sistemi sono stati in particolare applicati ai bacini di accumulo esistenti (”pond”) che verranno ripuliti e collegati alla rete in progetto, oltre alla compatibilità con un futuro sistema di fognatura nera.

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